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1° Maggio, il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

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In occasione delle celebrazioni del 1° maggio Festa del Lavoro, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha fatto visita allo stabilimento Piaggio di Pontedera (PI). Scelto come luogo tra i rappresentativi del lavoro in Italia.

Al termine della giornata, alla presenza delle autorità il Capo dello Stato ha tenuto un intervento conclusivo. Questo il testo dell’intervento pubblicato sul sito del Quirinale. Ne riportiamo alcuni passaggi:

Domani, Primo maggio, è la festa dei lavoratori di tutto il mondo. È una festa della Repubblica, che sul lavoro si fonda. Anticiparne la celebrazione in questo luogo, ripeto, così iconico ricorda il cammino del nostro Paese con le sue fatiche e i suoi successi, il dinamismo che ha fatto breccia nei mercati e nell’immaginario collettivo, sottolinea la tessitura della solidarietà e dei diritti in fabbrica e fuori di essa.

Ne sono espressione gli scooter che hanno caratterizzato un’epoca nella ricostruzione italiana del secondo dopoguerra, segnando lo sviluppo di una società contraddistinta dalla mobilità e dalla libertà di azione che da essa derivava. Piaggio, con la Vespa, e Innocenti con la Lambretta, hanno imposto a livello internazionale un modello che persiste. La Vespa è, tutt’ora, nel mondo, uno dei simboli della creatività e della industriosità dell’Italia.

Il lavoro plasma il nostro essere e il nostro futuro. […]

Il lavoro è presidio della società. È espressione della libertà della persona e dell’intera comunità. È dignità. È strumento di partecipazione, di costruzione. L’obiettivo di una piena e buona occupazione è iscritto tra quelli della nostra democrazia.

È il messaggio dei Costituenti che hanno voluto che la Repubblica – di cui stiamo per festeggiare l’ottantesimo compleanno – fosse “fondata sul lavoro” proprio per dare alla democrazia, alla libertà, all’uguaglianza – finalmente conquistate – un contenuto più forte e impegnativo. […]

L’occupazione femminile in Italia è anch’essa cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato. Tuttavia resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea. Il divario di genere, che emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere, va colmato con un complesso di interventi e attenzioni: sui fattori strutturali e sui contesti territoriali, ma anche sulla qualità del lavoro e sui servizi per favorire la conciliazione con gli altri impegni di vita.

L’altro punto critico da intendere come “riserva” di potenziale sviluppo è il lavoro dei giovani. Ancora troppo alta l’età di ingresso nel mercato del lavoro. […]

Il tema delle migrazioni è rilevante in tutta Europa. L’impoverimento demografico da un lato, la crescita delle esigenze di lavoro che non trovano risposta dall’altro, pongono le nostre società di fronte al bisogno di misurarsi con questi problemi usando razionalità e saggezza, sollecitando cooperazione con i Paesi di origine.

In questo ambito si colloca il Piano Mattei, varato e sviluppato dal Governo. Due giorni fa, la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro ha riproposto alla attenzione delle opinioni pubbliche una piaga che non accenna a sanarsi.

Un richiamo che, in verità, giunge dalle dolenti note di ogni giorno. Le cronache ci restituiscono, pressoché quotidianamente, notizie di lavoratrici e di lavoratori che perdono la vita o rimangono infortunati, nello svolgimento delle loro attività. La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo. Tra luoghi di lavoro e in itinere sono oltre mille le vite spezzate ogni anno.

Nel ricordarle, rinnovando la vicinanza alle famiglie delle vittime, ribadiamo che si tratta di un tributo inaccettabile. La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti. Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società. Sono le cronache a intimarci che ciò facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora. Deve migliorare l’organizzazione, il rispetto delle regole, la cultura della sicurezza comune.

Le imprese italiane che fanno dell’innovazione e della qualità il cuore del loro impegno sono tante. E costituiscono un traino.

A rafforzare il modello contribuisce la cura degli ambienti e delle relazioni umane, la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, la sintonia con le comunità e i territori che fa crescere efficienza e competitività delle aziende.

Le fabbriche, i lavoratori, le organizzazioni sindacali, sono state in primo piano nella costruzione – dopo la guerra – della nuova Italia, nello sviluppo dei diritti, nel welfare, nella civiltà.” […]

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