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Invalidi Anmil, intervista al presidente Franco Bettoni

ROMA – L’Anmil da 70 anni si batte per prevenire gli incidenti sul lavoro e aiutare gli invalidi a fare una vita soddisfacente. Con oltre 450 mila soci, è radicata sul territorio e organizza numerose iniziative. Quotidiano Sicurezza ha intervistato il presidente, Franco Bettoni: anche lui nel 1976, all’età di 15 anni, subì un grave infortunio sul lavoro, mentre lavorava in un’azienda di Bergamo. Successivamente ha aderito all’ANMIL dove ha ricoperto numerosi incarichi dirigenziali, oltre a svolgere mansioni di componente la commissione “Politiche del Lavoro” della Regione Lombardia e della Provincia di Bergamo, nonché di componente la commissione provinciale ASL ex art. 27 legge 626/94 (Tavolo della Prefettura sui temi inerenti gli infortuni sul lavoro).

Come si muove l’Anmil per raggiungere i suoi scopi? Chi sono i vostri abituali interlocutori?

“Da quasi 70 anni ormai l’ANMIL rappresenta e difende i diritti di tutte le vittime del lavoro, compresi coloro che contraggono una malattia professionale, le vedove e gli orfani. Ma allo stesso modo la prevenzione degli infortuni è sempre stata al centro delle nostre battaglie. Forti di questa lunga esperienza, siamo costantemente impegnati nella promozione di iniziative di sensibilizzazione che, negli ultimi anni, hanno interessato soggetti sempre differenti con l’obiettivo comune di coinvolgere le istituzioni e i cittadini di tutte le età per guidarli verso una maggiore consapevolezza dei rischi. I nostri interlocutori sono i datori di lavoro, i lavoratori, le amministrazioni locali e nazionali, ma anche e soprattutto il mondo della scuola. Siamo stati, infatti, fra i primi ad entrare nelle classi portando le nostre testimonianze e sostenendo progetti e iniziative fondamentali per infondere nei giovani lavoratori ed imprenditori di domani la consapevolezza che l’unico modo per abbattere il fenomeno degli incidenti sul lavoro è quello di puntare tanto e tutti sulla responsabilità e sulla condivisione di un progetto assolutamente realizzabile. Ma la nostra Associazione si è fatta anche promotrice di proposte legislative tese a modificare le normative in vigore, con l’obiettivo fondamentale di migliorare le prestazioni assicurate dall’INAIL agli invalidi del lavoro e ai loro superstiti, dalle rendite, alle cure, alle prestazioni in generale, ma soprattutto al reinserimento lavorativo”.


Che tipo di difficoltà incontrate in Italia per affermare la cultura della prevenzione e sicurezza sul lavoro?

“La prevenzione degli incidenti è un obiettivo che si può raggiungere solo attraverso un vero e proprio cambiamento culturale che investa tutti i soggetti interessati. Da un lato bisogna puntare sul lavoratore, che deve comprendere che nulla ha più valore della sua salute e deve divenire consapevole dei rischi connaturati all’attività lavorativa pretendendo che siano garantite tutte le misure necessarie per la propria sicurezza. Dall’altro, invece, bisogna intervenire sulle imprese, che a loro volta devono essere convinte dell’importanza degli investimenti in sicurezza, facendo di questa un obiettivo da perseguire e non solo un onere a cui adempiere, per il miglioramento continuo delle condizioni di lavoro, dell’organizzazione e una maggiore resa in termini economici”.

Avete progetti particolari in cantiere, con enti pubblici o aziende private?

“Il 31 luglio dell’anno scorso il nostro impegno nelle scuole si è concretizzato con la firma di un Protocollo d’Intesa insieme al Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca e a quello del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha l’obiettivo di promuovere una crescita della cultura della prevenzione in modo innovativo e senza gravare sui programmi di studio. Da questo protocollo è nato il progetto SILOS (Scuola, Innovazione, Lavoro, Organizzazione, Sicurezza) che abbiamo presentato insieme all’INAIL e sperimentato quest’anno nelle IV e V classi di 28 Istituti di 13 province italiane, in 8 differenti regioni, coinvolgendo oltre 1.500 alunni e più di 500 docenti. L’obiettivo del progetto, che verrà riproposto anche nell’anno scolastico 2010/2011, è riuscire a integrare il valore della sicurezza nei percorsi curriculari per investire sul futuro e sui comportamenti partendo proprio dai giovani. Un’altra categoria al centro dei progetti dell’ANMIL è costituita dalle donne lavoratrici. Insieme alla Commissione di Inchiesta del Senato sul fenomeno degli infortuni sul lavoro stiamo studiando una proposta di legge che miri a riconsiderare la normativa di tutela per i rischi professionali in un ottica che tenga fortemente conto delle differenze di genere”.

Come vi finanziate?

“L’ANMIL ha circa 450 mila soci e si finanzia, per quasi il 75% delle sue necessità, attraverso le quote degli iscritti e, per la quota restante, attraverso contributi pubblici e privati”.

Come giudicate il Decreto 81? E’ una buona legge? E il d.lgs 106 del 2009, detto “correttivo” del Testo Unico 81?

“Sul piano della prevenzione, innanzitutto, il merito del Testo Unico è quello di ribadire che la partita si gioca nelle aziende, sostenendo e promuovendo cultura, formazione e informazione, con un impegno corale che trova nel sistema sanzionatorio una barriera “finale”, piuttosto che il motore della riduzione drastica del fenomeno infortunistico. Con il correttivo si è poi fatto un importante passo avanti nella tutela di chi, purtroppo, continua a farsi male, andando oltre la tutela meramente risarcitoria e restituendo all’INAIL, dopo tanti tentativi negli ultimi anni, pienezza di responsabilità – tipica dell’assicuratore – non solo per l’indennizzo economico e la riabilitazione, ma anche per le cure necessarie ed utili per il recupero della capacità lavorativa e della piena integrità fisica dell’infortunato. Con il decreto correttivo si ricompone in concreto l’unità di processo della presa in carico e tutela del lavoratore che inizia nel momento in cui la persona comincia a lavorare e prosegue lungo l’arco dell’esposizione al rischio, non più come posizione di attesa ma con possibilità di interventi attivi diffusamente richiamati nel decreto. Nel complesso puntando al miglioramento delle condizioni di vita e lavoro, rivolgendosi ai lavoratori direttamente o tramite l’impresa, non più soggetto da sanzionare ma da sollecitare ed aiutare nell’opera di prevenzione”.

Quali tipi di iniziative effettuate per i vostri associati?

“L’ANMIL è diffusa in modo capillare sul territorio nazionale con 106 Sezioni provinciali e oltre 700 punti di riferimento tra delegazioni e fiduciariati, grazie ai quali riusciamo ad essere molto vicini ai nostri iscritti. Accanto alla sua funzione primaria di tutela e rappresentanza della categoria l’Associazione offre una serie di prestazioni personalizzate e gratuite che vanno dalla consulenza medico-legale sui postumi dell’infortunio, a quella legale, dall’istruzione di pratiche in materia infortunistica, previdenziale ed assistenziale alla gestione dei rapporti con gli enti locali per l’erogazione di prestazioni legate all’invalidità.

L’ANMIL si è anche costituita Agenzia per il lavoro, al fine di favorire la formazione e l’inserimento lavorativo degli infortunati e invalidi del lavoro; nel 2005 ha creato la Fondazione Sosteniamoli subito – Onlus per sostenere vedove ed orfani dei lavoratori deceduti; nel 2008 è nato il SAF Elaborazione Dati Srl che offre un servizio di assistenza fiscale gratuito per tutti i Soci e le loro famiglie; e infine, è di fine luglio l’ultima grande conquista dell’Associazione con il riconoscimento del Patronato a riprova della validità dell’importante operato svolto in tutti questi anni. Merita però una particolare menzione il servizio di aggiornamento e informazione sulle norme in materia di infortuni sul lavoro e indennità, sulle battaglie in sostegno della categoria e sugli eventi organizzati a livello nazionale e locale dall’Associazione, sia attraverso il portale www.anmil.it che tramite il periodico bimestrale Obiettivo Tutela inviato a tutti gli iscritti. Fra gli appuntamenti più importanti per l’Associazione e i suoi iscritti c’è la Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, istituzionalizzata con Direttiva del Governo nel 1998 su richiesta dell’ANMIL, che viene celebrata la seconda domenica di ottobre in tutta Italia. Quest’anno per l’ANMIL è la 60ª edizione e si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. In questa occasione, grazie ad iniziative organizzate sia a livello nazionale che locale attraverso le proprie sedi territoriali, l’Associazione cerca di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e sul problema della difficile gestione del dopo-infortunio con l’adesione delle massime autorità. Vale ricordare che lo stesso Presidente della Repubblica ha più volte dimostrato la sua sensibilità nei confronti del tema della sicurezza sul lavoro, sottolineando la vicinanza all’Associazione quale riconoscimento dell’impegno profuso in quasi 70 anni. Quest’anno la Giornata del 10 ottobre vedrà a Modena lo svolgimento della celebrazione.

Ci sono storie di mutilati sul lavoro belle da raccontare?

“In realtà non è facile trovare storie belle da raccontare perché purtroppo riteniamo sia ancora molto esiguo il rispetto dei lavoratori che si infortunano e l’attenzione verso le esigenze delle famiglie che rimangono coinvolte in un incidente sul lavoro.Tuttavia la forza che in molti riescono a trovare nella nostra Associazione è  per noi un motivo di orgoglio e di sprono a migliorare. Non riusciamo a risolvere tutti i problemi dei nostri Soci ma sicuramente rappresentiamo un importante punto di riferimento. Tra le storie che dovrebbero essere di esempio c’è sicuramente quella di Cristian Azzolari di Bergamo, che nel 2000 ha perso la mano sinistra e tre falangi della destra mentre stava smontando la colonna di sollevamento di un carro, ma che è riuscito a ricostruirsi una vita anche grazie all’appoggio e alla solidarietà dimostrata dai titolari della ditta meccanica in cui lavorava al momento dell’incidente. Poi c’è la storia di Bruno Galvani, caduto da un muletto a 17 anni e rimasto paralizzato dalla vita in giù e ciononostante ha trovato moglie, ha avuto due splendidi figli e a 40 anni è tra i più attivi nella lotta contro le barriere architettoniche e la mancanza di sicurezza sul lavoro, quale Presidente della sede di Vicenza da oltre 10 anni. Ma anche Luciana Gibertini di Modena, il cui più grande rammarico è di non poter avere più figli, ma che non si è mai arresa alla sofferenza e alla depressione ritornando a lavorare e ricostruendo la sua vita in modo straordinario. Anche se attraversando difficoltà, incomprensioni e a volte grandi ingiustizie, quello che noi cerchiamo di fare è aiutare le vittime del lavoro e ritrovare la serenità e perché no, anche l’happy end!”.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI

www.anmil.it

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