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Inquinamento atmosferico e cancro polmoni, dati progetto “Escape” su The Lancet

TORINO – DoRS segnala che sono stati pubblicati nel numero del 10 luglio della rivista The Lancet Oncology i risultati di uno studio condotto da Escape, European study of cohorts for air pollution effects, che ha interessato l’associazione tra esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico e l’incidenza del cancro ai polmoni nelle popolazioni europee.

L’esposizione alle polveri sottili aumenta il rischio di contrarre il cancro ai polmoni. Questo il risultato conclusivo dello studio, effettuato sulla base i dati ottenuti in diciassette coorti cittadine in nove Paesi europei, condotta seguendo 312.944 cittadini  per un periodo medio di 12,8 anni.

Nello studio è stato valutato l’inquinamento atmosferico utilizzando i modelli di regressione di uso del territorio per il particolato (PM) con diametro inferiore a 10 micron (PM10), meno di 2,5 micron (PM2,5), e tra 2,5 e 10 micron (PM coarse), fuliggine (PM2 · 5absorbance), ossidi di azoto e due indicatori di traffico.

Sono 2095 le persone che hanno contratto un cancro nel periodo dell’indagine: circa lo 0,67% della popolazione osservata, 5 persone su 10.000 ogni anno.

Altro dato riportato dallo studio riguarda il fatto che per ogni incremento di 10 microgrammi per metro cubo (µg/m3 ) di PM10, la probabilità di contrarre un tumore ai polmoni aumenta del 22%. Se invece lo stesso aumento riguarda il PM 2,5 la probabilità di contrarre un tumore ai polmoni aumenta del 18%. All’aumentare della presenza di particolato PM10 e Pm 2,5, la probabilità di contrarre un adenocarcinoma aumenta rispettivamente del 51 e del 55%.

Riportando il dato nella variabile aumento del traffico veicolare lo studio ha rilevato che ogni incremento di 4.000 veicoli per chilometro per giorno in un raggio di 100 metri da casa, aumenta il rischio di contrarre il cancro ai polmoni del 9%.

Non viene invece rilevata correlazione tra aumento dell’incidenza dei tumori ai polmoni e aumento di ossidi di azoto (fino a 20 µg/m3). L’aumento del traffico (anche fino a 5000 auto al giorno in più) nelle strade vicine ma più distanti di 100 metri non modifica l’incidenza tumorale.

In sintesi l’inquinante urbano che risulta essere più pericoloso sono le polveri sottili e lo studio evidenzia che, anche se all’aumentare della concentrazione aumenta il rischio di cancro, non esiste soglia al di sotto della quale si può essere sicuri.

Per approfondire:
DoRS
articolo su The Lancet Oncology

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