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Come fare per ottenere dall’Inail il riconoscimento della tendinite della spalla?

ROMA – Il Decreto ministeriale del 9 aprile 2008 ha aggiornato le tabelle INAIL con l’inserimento delle patologie muscolo-scheletriche che sono le malattie “causate da sollecitazioni biomeccaniche, a seguito di movimenti ripetuti e/o posture incongrue dell’arto superiore, del ginocchio e della colonna vertebrale”.

Perché la tendinite della spalla, del gomito, del polso, della mano, o la sindrome del tunnel carpale, per ricordare le più comuni delle patologie di questa categoria, vengano riconosciute, bisogna che “l’adibizione alle lavorazioni” avvenga:

1-    in maniera non occasionale

e/o

2-    in maniera prolungata.

E per definire ulteriormente ed in modo certo il campo per il riconoscimento di malattia professionale, è intervenuta la Corte di Cassazione con l’indicazione che “l’adibizione alla lavorazione può ritenersi non occasionale quando costituisca una componente abituale e sistematica dell’attività professionale dell’assicurato e sia dunque intrinseca alle mansioni che lo stesso è tenuto a prestare”. Ed ancora è stato chiarito che la “lavorazione prolungata” è quella svolta “in modo duraturo, per un periodo di tempo sufficientemente idoneo a causare la patologia.”
Prima del decreto dell’aprile 2008, per ottenere il riconoscimento della malattia professionale era necessario dimostrare all’Inail l’esistenza di un nesso causale tra l’attività svolta e la patologia.
Ora non più, perchè il riconoscimento richiesto è automatico se il lavoratore ha effettuato – in maniera non occasionale e/o prolungata – le lavorazioni descritte nelle tabelle Inail.
Rispetto al passato,  si ha così un’inversione dell’onere della prova, perché, per negare il riconoscimento, tocca all’Inail dimostrare che la patologia non deriva dall’attività lavorativa svolta dal lavoratore assicurato.
E potrà farlo dimostrando che: a) il lavoratore sia stato addetto in maniera sporadica o occasionale alla mansione o alla lavorazione indicata nella tabella; b) il lavoratore sia stato concretamente esposto all’agente patogeno connesso alla lavorazione in misura non sufficiente a cagionare la patologia; c) la malattia sia riconducibile ad altra causa di origine extralavorativa.

Così, il riconoscimento delle patologie muscolo-scheletriche diventa più semplice e consente di rendere giustizia delle reali dimensioni e della effettiva frequenza dei casi. Infatti la vecchia procedura, essendo più complicata,  comportava una diminuzione delle denunce all’Inail, e quindi una sottostima del fenomeno morboso.
D’altronde, in alcuni Paesi come la Spagna, la  Francia e la Svezia, dove il riconoscimento di questi tipo di malattie è operante da molti anni,  la frequenza dei casi è dell’ordine del 60% del totale delle patologie da lavoro.
In Italia, invece,  le malattie muscolo scheletriche rappresentavano nel 2003 il 20%  e nel 2007 il 40% del totale delle malattie denunciate. Tant’è che nei prossimi anni, con l’inserimento nelle tabelle Inail  e con il sistema automatico di riconoscimento, è probabile che si assista ad un aumento, anche  non indifferente, delle patologie di questo tipo.

Già nel 2009 i casi denunciati di malattie muscolo-scheletriche sono stati ben 672, rilevati per lo più nelle attività delle costruzioni (8,78%) e nella fabbricazione e lavorazione dei metalli (4,46%). I maschi colpiti  da queste patologie  sono stati 389 e le donne 279 (settore tessile e sanità).

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