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Domani i minatori cileni in salvo. Ma quanto è costata la mancata prevenzione?

SAN JOSE’ – Stanotte i 33 minatori cileni intrappolati a 700 metri di profondità dal 5 agosto scorso potranno rivedere la luce e lasciare alle loro spalle il mondo delle tenebre. Ma quanto è costata l’operazione di salvataggio? Quante migliaia di dollari sono serviti per salvare la vita di questi lavoratori? E soprattutto: si poteva evitare il dramma con un’azione di prevenzione e sicurezza, come richiederebbe un mestiere così pericoloso? Certamente il Cile è tra i paesi in cui si investe poco in sicurezza nei luoghi di lavoro, a causa di una politica che stenta a far girare bene la macchina dell’economia. Il dramma del “los 33” è ora un’opportunità per mostrare al mondo un’immagine diversa, ma in fondo rimane il problema di come far lavorare i minatori in condizioni di maggiore sicurezza. Ma cerchiamo di capire quanto può costare – dopo un incidente del genere – la mancata prevenzione e tutela della salute dei lavoratori in miniera.

Durante i 67 giorni trascorsi dal giorno del crollo di una galleria nella miniera di oro e rame che si gtrova nel deserto di Atacama, si è messa in moto una macchina poderosa per prestare soccorso ai minatori. Dopo l’utilizzo di sonde che hanno rintracciato il 22 agosto un biglietto lasciato dai 33 lavoratori (“Stiamo bene. Siamo tutti nel rifugio”), Pablo Ramire, responsabile della squadra di soccorso della società “San Esteban” (proprietaria della miniera) è stata ordinata una perforatrice costosissima: la Xtrata 950, prodotta da uan società che ha sede in Svizzera e a Londra, impegnata in molti Paesi nell’estrazione di metalli. Pesa 30 tonnellate, scava ad una velocità soprendente, e consuma anche bidoni di benzina ogni secondo. Poi è stata acquista una perforatrice T-130, battezzata “Mano de Dios”, che però dopo alcune settimane si è bloccata alla profondità di 268 metri. Infine è stata ordinata una perforatrice petrolifera, la 610-E che scava una galleria laterale. La squadra di soccorso è composta da ingegneri, minatori, esperti di scavi ed ogni giorno costa migliaia di dollari.

E veniamo alla questione salute. I 33 minatori sono molto provati dopo un periodo così lungo trascorso sottoterra. Ma le prove non sono finite. Il canale di 70 centimetri che stato scavando in questo periodo, e rivestito con lastre d’acciaio, sarà l’unica via di uscita dei minatori tra stanotte e mercoledì 13 ottobre. Un passaggio stretto. I medici che stanno monitorando la salute del “los 33” temono un attaco di panico e l’ipertensione, a causa della velocità di risalita in superficie della capsula-ascensore. La capsula che li porterà in superfice, infatti, potrebbe rotare anche di 360 gradi numerose volte, mentre sale su, ma soprattutto si sperà in nessun intoppo: si può immaginare cosa può provare un individuo bloccato in una capsula sottoterra, in uno spazio che non permette il minimo movimento.

L’esperiennza dei minatori cileni insegna che la formazione e la prevenzione sui luoghi di lavoro è fondamentale, non solo per tutelare la salute dei lavoratori, ma anche per ridurre l’impatto del costo aziendale che può scaturire in seguito al verificarsi di un incidente.

VIDEO

I 33 minatori cileni intrappolati in miniera

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